"Vivi che la vita è una aggrappati al cuore non fermarti mai non hanno prezzo i sogni che hai, non darli via". Pooh

lunedì 24 novembre 2003

Lasciatemi in pace!

Certi giorni trovo difficile avere a che fare con gli altri. Quotidianamente devo essere affettuosa con il fidanzato, spiritosa con gli amici, socievole con i colleghi, cordiale (ed a volte paziente) con i clienti. Questo vincendo costantemente la mia timidezza, ma in certi giorni anche la voglia di mandare tutti a quel paese, od anche solo di dire forte «Lasciatemi in pace!».
Poi ci sono i genitori, davanti ai quali mi sento sempre non all'altezza delle aspettative, gli amici che cerco di non annoiare, il conoscente che critica la mia razionalità, il datore di lavoro che sostiene che faccio discorsi difficili e/o contorti, l'amico con cui sono in costante conflitto ma di cui non so fare a meno.
Vuoi vedere che alla fine sono io che mi creo troppi problemi, mentre tutti gli altri sono in pace con il mondo e conducono esistenze cristalline? Non so. Fin da piccola ho sempre ritenuto importante pormi delle domande: quando mi sono resa conto che agli adulti non interessava darmi delle risposte, le ho cercate nei libri, nel mondo circostante, dentro di me. E, forse, dentro di me ho indugiato un po' troppo a lungo.
Forse dovrei lasciarmi andare, abbandonarmi di più alla corrente e vivere un po' alla giornata, senza chiedermi il perché di ogni cosa, senza cercare di catalogare ogni avvenimento od ogni azione del prossimo. Magari tentando qualche azzardo, fare un passo più lungo della gamba, ogni tanto.

venerdì 7 novembre 2003

...non avrà più dominio

E LA MORTE NON AVRÁ PIÚ DOMINIO - Dylan Thomas

E la morte non avrà più dominio
I morti nudi saranno una cosa
Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente
Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse
Ai gomiti e ai piedi avranno stelle:
Benché ammattiscano saranno sani di mente
Benché sprofondino in mare risaliranno a galla
Benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio
Sotto i meandri del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento
Sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono
Cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
Si spaccherà la fede in quelle mani
E l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte
Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi
Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
Mai più sfidare i colpi della pioggia;
Ma benché matti e morti stecchiti,
Le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
Irromperanno al sole fino a che il sole precipiterà,
E la morte non avrà più dominio.

martedì 28 ottobre 2003

Lo scopo dell'amore

«Con l'amore non si fa commercio al mercato. La sua gioia, come la gioia dell'intelletto, è di sentirsi vivo. Lo scopo dell'amore è amare né più, né meno».
(O. Wilde)

A volte mi chiedo se valga davvero la pena scoprirsi totalmente nei confronti di un'altra persona, mostrare ogni nostro punto vulnerabile, ogni nostra bella qualità ed ogni aspetto negativo. Mettersi in gioco, volersi sentire vivi provando sensazioni che solo l'aiuto di un altro cuore che batte all'unisono con il nostro può regalarci. Vale la pena un simile azzardo? Serve a qualcosa infatuarsi, innamorarsi, magari rimanere delusi da qualche frase avventata od un atteggiamento forse irrispettoso? E nonostante tutto questo continuare a fare affidamento su quella persona e rimanerle a fianco, condividere ogni singolo giorno e qualcosa di più, perché in fondo è questo che si cerca: un punto di riferimento, un porto sicuro a cui far ritorno ogni volta che ci si sente spersi nella vorticosa corrente della quotidianità e delle azioni altrui. Commettendo errori di cui solo noi saremo a conoscenza, azioni avventate od in buona fede. Ma sempre con i pensieri ed i sentimenti verso un punto ben preciso del mondo e del nostro cuore.

mercoledì 8 ottobre 2003

Così fragile, così breve...

Cos'è la felicità? È lo stomaco pieno di farfalle, accorgersi di quanto brilli il Sole, ascoltare i suoni che ci circondano ed il vento che passa tra le foglie? Oppure è un amico che ti abbraccia, il calore di una carezza sul viso, lo strusciarsi del gatto contro le gambe o la schiuma del caffé sul cucchiaino? Ed ancora la canzone giusta trasmessa dalla radio, un bimbo che ti sorride mentre lo incroci sul marciapiede, una caramella alla menta che si scioglie al centro della lingua? Forse è scoprire che qualcuno ti vuole bene e che te lo dice, capire quando si condivide qualcosa di speciale e che si può contare l'uno sull'altro.
Forse la felicità è fragile e breve come un battito d'ali di una farfalla, eppure ci fa ricordare che siamo vivi e che vale la pena continuare a lottare.
Ognuna delle persone che entrano nella nostra vita ed a cui ci affezioniamo od innamoriamo lasciano una traccia indelebile nel nostro cuore e nei nostri ricordi. Una volta nato tale sentimento un piccolo cambiamento inevitabilmente avviene in noi e nella nostra vita. Ed un altro cambiamento lo subiamo se tale persona si allontana da noi. Voler bene non è mai facile, perché l'affetto per una persona porta con sé anche tutta una serie di incognite, come la possibilità di rimanere delusi, traditi od abbandonati. Ma sta in noi avere il coraggio di accettare la sfida ed aprire il cuore a quella nuova presenza.
L'essere amati è il desiderio che unisce ogni cuore palpitante su questa terra. Molti desiderano quell'amore senza però rendersi conto che prima devono essere disposti a donarlo: prima di essere amati, si deve dare sé stessi. Anche quando agli altri sembra non importare nulla.

Si nota che oggi sono felice, vero?

martedì 23 settembre 2003

A dita incrociate

Ieri, mentre tanto per cambiare ero in coda dietro un paio di TIR, mi è capitato stranamente di domandarmi «E se adesso mi capitasse un incidente ed io morissi, importerebbe a qualcuno?». Non so perché sia uscito quel pensiero... Non mi ha fatto paura, perché da tempo ho accettato la morte come una tappa inevitabile nella vita di ognuno di noi, però mi ha rammaricato rendermi conto di quante persone, situazioni, cose belle non potrei più affrontare ogni giorno. Affrontarle, gioirne, rattristarmene... ecco, forse non le cose in sé, probabilmente è il non provare più sentimenti che mi turba maggiormente.
Nell'ignoranza totale di ciò che accade dopo la morte, c'è chi pensa all'annullamento totale del proprio io e chi, invece, ha fede in un proseguimento di questo viaggio chiamato vita. Io non mi sono fatta un'idea precisa ma, come tanti, tengo le dita incrociate e mi auguro che il ricordo degli anni trascorsi in questo guscio di carne non si disperdano con la mia coscienza. Altrimenti, che senso avrebbe, soffrire, scoprire, sperimentare, sbagliare, amare? Si ridurrebbe tutto ad un assurdo balletto di marionette, di coscienze chiamate alla vita ed a cui viene affidato un compito da svolgere, una posizione da occupare.

venerdì 19 settembre 2003

Una staza in penombra

Capita che ci si accorga di qualcuno. Magari quella persona la si conosce da tempo, perché all'interno di una compagnia di amici o perché la si frequenta sul posto di lavoro. Per tanto tempo rapporti cordiali, indifferenza quasi poi, all'improvviso, scatta una molla indefinita per cui ci si rende conto che quella persona ha un "qualcosa" di speciale che desta il nostro interesse e fa desiderare di trasformare una semplice conoscenza in un'amicizia. Mi è successo un paio di volte, negli ultimi tempi, ed ogni volta sono rimasta un poco disorientata. È come aprire una finestra in una stanza in penombra, con il Sole di mezzogiorno che la invade in pieno e mi fa scorgere particolari che prima mi erano sfuggiti. Mi invade così una sensazione di "tempo perso", di mesi, se non anni, trascorsi senza che si portasse a compimento quella potenziale amicizia. Forse i tempi non erano maturi, o più semplicemente forse ero io che non ero in grado di affrontare ed apprezzare nel modo giusto quelle persone.

giovedì 18 settembre 2003

Come la neve

Certi giorni sono come la neve, che si posa leggera come un sottile strato di malinconia, ma sa anche cadere pesante sul cuore e formare una crosta difficile da sciogliere. Così ci si ritrova con una strana ombra nei pensieri, pensieri lontani mille miglia e che nemmeno il richiamo più acuto è in grado di riportare indietro.
Così non si ha più voglia di nulla e di nessuno, ci si rannicchia nel proprio piccolo mondo e si attende che l'arcobaleno ritorni. L'arcobaleno, o il sorriso di un amico.

mercoledì 17 settembre 2003

Mai dare tutto per scontato

Mai dare tutto per scontato. Mai considerare dovuta l'amicizia di un amico, l'affetto di una persona cara, l'amore di chi stringiamo al nostro petto nel buio della notte. Mai illudersi che ogni palpito del nostro cuore, che ogni piccola emozione da noi provata per qualcun'altro venga recepito con la stessa intensità con cui noi li viviamo. Spesso giungono come echi lontani a chi ci occupa i pensieri, singola voce di un canto che solo noi possiamo conoscere.
Forse ci abituiamo troppo in fretta alle cose, alle persone, ai sentimenti. Forse troppo presto diventa "normale" avere accanto un nuovo amore od un amico che ci sorride. Magari, ogni tanto fermarsi e considerare l'importanza di ciò che gli altri nutrono per noi e noi per loro aiuterebbe a non cadere nella routine, a non accantonare ciò che di grande può esserci tra due persone. Ad evitare inutili contrasti e qualche parola che ferisce per l'ennesima volta. Capita che ci si distragga con cose di poco conto, perdendo di vista ciò che realmente merita le nostre energie, od anche solo qualche attimo di attenzione in più.
Mai dare tutto per scontato.

martedì 16 settembre 2003

Lo stormo Buon Appetito

Ogni sera, alle 19:20 circa, passa lo stormo Buon Appetito. Chi ha letto «Il gabbiano Jonathan Livingston» di Richard Bach sa il perché di tale nome. Ogni sera passano, piume bianche contro il cielo azzurro. Provengono da Bologna e loro, gabbiani, probabilmente vanno a sfamarsi in città, forse presso una discarica. Poi la sera tornano indietro, uccelli di mare che vanno a riposarsi forse in palude o lungo il Reno.
Li osservo dalla finestra, con il movimento regolare delle ali ed il procedere in formazione, mentre il Sole tramonta alle loro spalle. A volte riempiono l'aria con i loro richiami, altre volte rimangono in silenzio, con qualche componente dello stormo che li precede solitario, mentre altri rimangono distanziati e passano per ultimi.

lunedì 15 settembre 2003

Piccole inquietudini

Piccole inquietudini agitano i nostri cuori e animano i giorni che passano. Dubbi, domande, "se fosse" espressi a bassa voce o ricacciati dietro un muro d'inespressività appena si affacciano alla coscienza.
Là fuori esiste un mondo di possibilità, un mondo dove alcune di esse si avverano ed altre rimangono nel limbo delle nostre fantasie. Così mi ritrovo a domandarmi perché i nostri piccoli universi personali girino in una direzione piuttosto che in un'altra. Perché si passi come meteore nella vita di chi invece si vorrebbe più vicino al proprio modo d'essere e di esistere.
Perché a volte il cuore sussulta nel petto, mentre dovrebbe seguire un ritmo regolare ed ormai stabilito da tempo? Ed ha senso crucciarsi per un'anima lontana, eppure "sentita" così intensamente da lasciare un segno quasi indelebile sulla lavagna dei propri pensieri?
Ma forse un senso c'è, imperscrutabile o palese come la luce del Sole. Forse è parte integrante dell'esistere, forse è uno degli scogli fondamentali in cui ci si imbatte esistendo. Sta a noi tramutare tale scoglio da oscuro pericolo semisommerso, a piccola isola su cui issarsi per riposarsi un poco ed osservare il mondo circostante.