"Vivi che la vita è una aggrappati al cuore non fermarti mai non hanno prezzo i sogni che hai, non darli via". Pooh

lunedì 15 dicembre 2003

Quello che sei

QUELLO CHE SEI - Pedro Salinas

Quello che sei
mi distrae da quello che dici.
Lanci parole veloci,
pavesate di risa,
invitandomi
ad andare dove mi porteranno.
Non ti presto attenzione, non le seguo:
sto guardando
le labbra da cui sono nate.
Intanto guardi lontano.
Fissi lo sguardo laggiù,
non so in cosa, e già si precipita
a cercarlo la tua anima
affilata, come saetta.
Io non guardo dove guardi:
io ti vedo guardare.
E quando desideri qualcosa
non penso a quello che vuoi
né lo invidio: è il meno.
Ciò che ami oggi, lo desideri;
domani lo dimenticherai per un nuovo amore.
No.
Ti aspetto oltre qualsiasi fine o termine
in ciò che non deve succedere.
Io resto nel puro atto del tuo desiderio,
amandoti.
E non voglio altro
che vederti amare.

sabato 13 dicembre 2003

Da Livio

Ho ricevuto un regalo: il mio nome scritto con caratteri geroglifici. Grazie Livio!


Michaela

giovedì 4 dicembre 2003

Compagni di viaggio

Gli amici sono compagni di viaggio. Allegri, a volte spassosi ed un po' pazzi. Possono annoiare, possono offendere, possono lasciarci a bocca aperta per frasi dette o gesti compiuti a nostra insaputa. Possono instillare dubbi e perplessità, far dubitare della loro lealtà e del loro affetto. Sanno correre in tuo aiuto nei momenti più bui ed offrirti un fazzoletto per asciugarti gli occhi, od ignorarti perché presi dai loro problemi. A volte ti feriscono con frasi dure che ti gettano contro o con fantasie e mezze verità sussurrate alle tue spalle.
Eppure non puoi... non posso fare a meno di alcuni di loro, di quelli per cui l'aggettivo "amico" non è solo una parola qualsiasi, una classificazione. In particolare ce ne sono tre, così diversi eppure così presenti in me. Ognuno di loro ha un tratto caratteristico, un aspetto del carattere in cui un poco mi rispecchio. Ed è buffo come le esistenze delle persone si intreccino, come dei perfetti sconosciuti possano condividere un pezzo di cammino insieme, per poi discostarsi e ritrovarsi tempo dopo.
Nonostante tutto, esistere continua ad essere una bella avventura.

sabato 29 novembre 2003

Il colore di un sabato

Che colore ha un sabato trascorso in ufficio? Bianco come le pareti che mi circondano ed il blocco di fogli alla mia sinistra. Ma anche luminoso come i raggi di Sole che attraversano la vetrata e caldo come la voce di un amico che telefona inaspettatamente.
Cellulare poco lontano dal monitor in attesa di qualche sms che rompa la solitudine, le casse del piccì che quasi urlano le canzoni dei Bon Jovi e dei Queen... ma oggi ho preferito accendere la radio. Hum... in questo momento fanno ascoltare Pino Daniele... hum... decisamente non fa per me...
Un sabato trascorso in ufficio ha il sapore di un'aranciata amara, la cui lattina è poco discosta dalle chiavi e dalla calcolatrice: dolciastra, ma subito dopo leggermente amara, un sapore che senti ai lati della lingua e che, dopotutto, non è poi così sgradevole. «Bevo e sono felice» recita l'etichetta. Che strano concetto che hanno della felicità, i pubblicitari.
Nel pezzetto di cielo che vedo attraverso il portico c'è un piccolo stormo di piccioni che volano compatti, descrivendo un cerchio, mentre i rami spogli degli alberi si stagliano contro un cielo insolitamente turchese, considerata la stagione. Il pensiero torna all'airone che mi sono ritrovata in mezzo alla strada, questa mattina. Ho fermato l'auto, lui ha dispiegato le grandi ali e se ne è andato.
Sul piccì, in attesa che io termini la pausa pranzo, c'è da aggiornare un sito dedicato al materiale per l'isolamento termico ed acustico. Nel cuore, in attesa che io termini di catalogare tutti i miei dubbi e le mie insicurezze, c'è una decisione da prendere. Una bella decisione, ma che comporta delle conseguenze che fatico ad immaginare.
Meglio darsi il burrocacao alla fragola sulle labbra, farsi un bel sorriso e riprendere il lavoro.

lunedì 24 novembre 2003

Lasciatemi in pace!

Certi giorni trovo difficile avere a che fare con gli altri. Quotidianamente devo essere affettuosa con il fidanzato, spiritosa con gli amici, socievole con i colleghi, cordiale (ed a volte paziente) con i clienti. Questo vincendo costantemente la mia timidezza, ma in certi giorni anche la voglia di mandare tutti a quel paese, od anche solo di dire forte «Lasciatemi in pace!».
Poi ci sono i genitori, davanti ai quali mi sento sempre non all'altezza delle aspettative, gli amici che cerco di non annoiare, il conoscente che critica la mia razionalità, il datore di lavoro che sostiene che faccio discorsi difficili e/o contorti, l'amico con cui sono in costante conflitto ma di cui non so fare a meno.
Vuoi vedere che alla fine sono io che mi creo troppi problemi, mentre tutti gli altri sono in pace con il mondo e conducono esistenze cristalline? Non so. Fin da piccola ho sempre ritenuto importante pormi delle domande: quando mi sono resa conto che agli adulti non interessava darmi delle risposte, le ho cercate nei libri, nel mondo circostante, dentro di me. E, forse, dentro di me ho indugiato un po' troppo a lungo.
Forse dovrei lasciarmi andare, abbandonarmi di più alla corrente e vivere un po' alla giornata, senza chiedermi il perché di ogni cosa, senza cercare di catalogare ogni avvenimento od ogni azione del prossimo. Magari tentando qualche azzardo, fare un passo più lungo della gamba, ogni tanto.

venerdì 7 novembre 2003

...non avrà più dominio

E LA MORTE NON AVRÁ PIÚ DOMINIO - Dylan Thomas

E la morte non avrà più dominio
I morti nudi saranno una cosa
Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente
Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse
Ai gomiti e ai piedi avranno stelle:
Benché ammattiscano saranno sani di mente
Benché sprofondino in mare risaliranno a galla
Benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio
Sotto i meandri del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento
Sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono
Cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
Si spaccherà la fede in quelle mani
E l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte
Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi
Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
Mai più sfidare i colpi della pioggia;
Ma benché matti e morti stecchiti,
Le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
Irromperanno al sole fino a che il sole precipiterà,
E la morte non avrà più dominio.

martedì 28 ottobre 2003

Lo scopo dell'amore

«Con l'amore non si fa commercio al mercato. La sua gioia, come la gioia dell'intelletto, è di sentirsi vivo. Lo scopo dell'amore è amare né più, né meno».
(O. Wilde)

A volte mi chiedo se valga davvero la pena scoprirsi totalmente nei confronti di un'altra persona, mostrare ogni nostro punto vulnerabile, ogni nostra bella qualità ed ogni aspetto negativo. Mettersi in gioco, volersi sentire vivi provando sensazioni che solo l'aiuto di un altro cuore che batte all'unisono con il nostro può regalarci. Vale la pena un simile azzardo? Serve a qualcosa infatuarsi, innamorarsi, magari rimanere delusi da qualche frase avventata od un atteggiamento forse irrispettoso? E nonostante tutto questo continuare a fare affidamento su quella persona e rimanerle a fianco, condividere ogni singolo giorno e qualcosa di più, perché in fondo è questo che si cerca: un punto di riferimento, un porto sicuro a cui far ritorno ogni volta che ci si sente spersi nella vorticosa corrente della quotidianità e delle azioni altrui. Commettendo errori di cui solo noi saremo a conoscenza, azioni avventate od in buona fede. Ma sempre con i pensieri ed i sentimenti verso un punto ben preciso del mondo e del nostro cuore.

mercoledì 8 ottobre 2003

Così fragile, così breve...

Cos'è la felicità? È lo stomaco pieno di farfalle, accorgersi di quanto brilli il Sole, ascoltare i suoni che ci circondano ed il vento che passa tra le foglie? Oppure è un amico che ti abbraccia, il calore di una carezza sul viso, lo strusciarsi del gatto contro le gambe o la schiuma del caffé sul cucchiaino? Ed ancora la canzone giusta trasmessa dalla radio, un bimbo che ti sorride mentre lo incroci sul marciapiede, una caramella alla menta che si scioglie al centro della lingua? Forse è scoprire che qualcuno ti vuole bene e che te lo dice, capire quando si condivide qualcosa di speciale e che si può contare l'uno sull'altro.
Forse la felicità è fragile e breve come un battito d'ali di una farfalla, eppure ci fa ricordare che siamo vivi e che vale la pena continuare a lottare.
Ognuna delle persone che entrano nella nostra vita ed a cui ci affezioniamo od innamoriamo lasciano una traccia indelebile nel nostro cuore e nei nostri ricordi. Una volta nato tale sentimento un piccolo cambiamento inevitabilmente avviene in noi e nella nostra vita. Ed un altro cambiamento lo subiamo se tale persona si allontana da noi. Voler bene non è mai facile, perché l'affetto per una persona porta con sé anche tutta una serie di incognite, come la possibilità di rimanere delusi, traditi od abbandonati. Ma sta in noi avere il coraggio di accettare la sfida ed aprire il cuore a quella nuova presenza.
L'essere amati è il desiderio che unisce ogni cuore palpitante su questa terra. Molti desiderano quell'amore senza però rendersi conto che prima devono essere disposti a donarlo: prima di essere amati, si deve dare sé stessi. Anche quando agli altri sembra non importare nulla.

Si nota che oggi sono felice, vero?

martedì 23 settembre 2003

A dita incrociate

Ieri, mentre tanto per cambiare ero in coda dietro un paio di TIR, mi è capitato stranamente di domandarmi «E se adesso mi capitasse un incidente ed io morissi, importerebbe a qualcuno?». Non so perché sia uscito quel pensiero... Non mi ha fatto paura, perché da tempo ho accettato la morte come una tappa inevitabile nella vita di ognuno di noi, però mi ha rammaricato rendermi conto di quante persone, situazioni, cose belle non potrei più affrontare ogni giorno. Affrontarle, gioirne, rattristarmene... ecco, forse non le cose in sé, probabilmente è il non provare più sentimenti che mi turba maggiormente.
Nell'ignoranza totale di ciò che accade dopo la morte, c'è chi pensa all'annullamento totale del proprio io e chi, invece, ha fede in un proseguimento di questo viaggio chiamato vita. Io non mi sono fatta un'idea precisa ma, come tanti, tengo le dita incrociate e mi auguro che il ricordo degli anni trascorsi in questo guscio di carne non si disperdano con la mia coscienza. Altrimenti, che senso avrebbe, soffrire, scoprire, sperimentare, sbagliare, amare? Si ridurrebbe tutto ad un assurdo balletto di marionette, di coscienze chiamate alla vita ed a cui viene affidato un compito da svolgere, una posizione da occupare.

venerdì 19 settembre 2003

Una staza in penombra

Capita che ci si accorga di qualcuno. Magari quella persona la si conosce da tempo, perché all'interno di una compagnia di amici o perché la si frequenta sul posto di lavoro. Per tanto tempo rapporti cordiali, indifferenza quasi poi, all'improvviso, scatta una molla indefinita per cui ci si rende conto che quella persona ha un "qualcosa" di speciale che desta il nostro interesse e fa desiderare di trasformare una semplice conoscenza in un'amicizia. Mi è successo un paio di volte, negli ultimi tempi, ed ogni volta sono rimasta un poco disorientata. È come aprire una finestra in una stanza in penombra, con il Sole di mezzogiorno che la invade in pieno e mi fa scorgere particolari che prima mi erano sfuggiti. Mi invade così una sensazione di "tempo perso", di mesi, se non anni, trascorsi senza che si portasse a compimento quella potenziale amicizia. Forse i tempi non erano maturi, o più semplicemente forse ero io che non ero in grado di affrontare ed apprezzare nel modo giusto quelle persone.